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Intervista – Marco Astolfi

Recensione – I difensori della città – Marco Astolfi

1.     Ciao Marco, inizio subito ringraziando per la tua disponibilità! Prima domanda per metterti a tuo agio. Il primo aggettivo che ti viene in mente per descriverti e perché.

Espansività. Sicuramente non sono una persona chiusa in me stesso, ma molto “caciarone” e trasparente, socievole insomma. Faccio fatica a trattenere un’emozione e la condivido con chi ho accanto. Cerco sempre, inoltre, di mettermi meno limiti possibili, provando e curiosando…in modo espansivo appunto! 😀

2.     Come nasce la tua passione per la scrittura?

Quando avevo 11 o 12 anni, avevo iniziato a scrivere un “libro”, chiamiamolo esageratamente così dai, con due “agenti segreti” come protagonisti. Se scavo nella memoria, dovrei riuscire a ricordare i nomi dei personaggi. Inoltre, mi ha sempre affascinato il giornalismo. 
Poi il tempo passa, l’età avanza, diventi adolescente, la scuola e le prime storie d’amore, lo sport… e molli tutto fino a quando non tiri fuori, parecchi anni dopo, dal tuo cassetto interiore quella passione per la scrittura e decidi di darle linfa.

3.     Quando hai notato la tua passione per le storie dei supereroi?

Ho due ricordi molto forti. Il primo, quando avevo circa 8 anni, ero al mare in vacanza con i miei genitori e mi comprarono, in edicola, un fumetto di “Paperinik”, per la precisione il numero 3, neppure il primo della serie. Fu subito amore a prima vista, ogni mercoledì arrivava puntuale a casa mio papà con le sue avventure. Poi si è “evoluto” in “PK”, storie più fantascientifiche di Paperino e del suo alter-ego, in una Paperopoli più “futuristica” e tecnologica. Ne ero innamorato e anche oggi custodisco i primi numeri con gelosia.

Il secondo ricordo avvenne qualche tempo dopo: ero a casa da scuola, convalescente per un’influenza. Durante la cena, alla tivù comparve la pubblicità del film “Batman Returs” di Tim Burton: rimasi a bocca aperta, gustai tutte le scene e me lo feci registrare su videocassetta da mia mamma pochi giorni dopo. Bè il Cavaliere Oscuro divenne immediatamente il mio eroe preferito, mi ha sempre affascinato.

Insomma, fin da quando ero piccolo, se vedevo cartoni animati o telefilm dove il protagonista aveva una doppia identità e faceva del bene, come un eroe appunto, non me lo perdevo per nulla. E anche oggi fantastico molto sul genere, immaginandomi scene o avventure, mentre sono in giro o ascoltando musica. Insomma, un pazzo da internare! 😀

4.     Come è nata l’idea del tuo ultimo romanzo “I difensori della città”?

Per gioco, per puro e semplice gioco. Con una mia amica, da cui mi ispiro per il personaggio femminile di Eleonora, anche lei amante del genere, ci siamo detti: “Ti immagini se fossimo due supereroi?” E così abbiamo iniziato a creare i nostri alter-ego graficamente. Poi è successo che mi sono fatto prendere la mano e la mia fantasia ha iniziato a partorire senza sosta. Finché un giorno le chiesi: “E se facessimo un libro delle nostre avventure?” “Sarebbe bello…”, rispose.
Non mi serviva altro: di nascosto da tutti, cominciai a lavorare a quello che oggi è “I difensori della città”.
Pensa che ho ancora salvate le conversazioni sul messenger di Facebook! 😀

5.     Quanto c’è di te nei tuoi lavori? E quanto di quello che ti circonda?/ 6. Quale personaggio rispecchia al meglio il tuo carattere?

Io sono fermamente convinto, e penso di non essere il solo a pensarlo, che in ogni lavoro ci sia qualcosa dell’autore. Dalla scrittura alla pittura, dalla musica al cinema, dal teatro e dalla recitazione e, perché no, anche in ambito sportivo. Ogni cosa appartiene a chi la crea e custodisce al suo interno un concetto che si vuole esprimere o, chissà, anche inespresso ma visibile solo grazie a quel gesto, a quella parola, a quell’opera.

C’è molto, quindi, di me nel mio libro, specialmente nel protagonista maschile. La voglia di fare, l’impulsività, legate spesso anche alla razionalità. 

E poi c’è Milano, una città che amo e che può raccontare molto. Insomma, io non riesco a scrivere qualcosa che, anche solo in parte, non ho vissuto o non mi riguardi, starà poi al lettore riuscire a capire quale sia. 😀

7.     Domanda ovvia, quale super potere desideri da sempre?

È una bella domanda! Sicuramente una “forza super”: molto semplice come dono, abbastanza facile da controllare, ma anche utile, perché caparbia e con un grande potenziale, non arrendevole ecco, forse un po’ come me. Molti penso che però vorrebbero superpoteri simili al personaggio di Misty Girl 😀 Woman super-power!!

8.     Quale messaggio desideri trasmettere nei tuoi libri?

Che tutti noi abbiamo delle qualità nascoste, un’energia spesso assopita, ma che se liberata può farci compiere grandi cose, trasformandoci in persone migliori. Se abbiamo fiducia in noi stessi, senza aver bisogno di chissà quale aiuto fantasmagorico, come semplici esseri umani, bè, abbiamo il potere di cambiare le cose ed essere d’esempio per gli altri. 

Penso, ad esempio, a Kobe Bryant, campione NBA tragicamente scomparso di recente. Oltre alle sue prodigiose giocate sul parquet, ci ha lasciato un messaggio di vita molto importante, che lui stesso ha seguito dal primo all’ultimo giorno: perseveranza,  lavoro duro e superamento dei propri limiti, senza mai dimenticare chi sei e da dove provieni, amando ciò che fai, perché solo così puoi arrivare ad avere il massimo dalla vita. In questo modo è entrato nel cuore di molte persone, in tutto il mondo, non solo di appassionati di basket. Penso che sia un ottimo modo per essere ricordato, a cui tutti dovremmo ambire, proporzionato alla nostra vita.

Nulla è impossibile, basta volerlo e crederci sempre, contro ogni difficoltà.

9.     Ci sarà un seguito della storia?

Tutti quelli che hanno letto “I difensori della città”, si aspettano un seguito. Perciò, perché deluderli?Poi, la ragazza con cui ho collaborato per la copertina, Ann Jennifer (seguitela sui social, è bravissima!), ha già pensato ad idee grafiche per una trilogia 😀 Chissà…

10.   Quali sono i progetti futuri? Puoi svelarci qualcosa in più?

Mi sono promesso di essere più costante, sia nella scrittura ma soprattutto nella lettura. Non basta un libro o un racconto per definirsi “scrittori”, anzi. Per cui voglio migliorarmi, perché so di essere solo all’inizio di questo percorso. Mi sono iscritto ad una famosa scuola di scrittura a Milano, un anno di lezioni teoriche e pratiche, che comincerà a fine Febbraio.

In primavera, ma la data esatta ancora non si conosce, dovrei presentare un reading sui comics ad Abbiategrasso (MI), con l’associazione “INC – Itinerari Narrativi Contemporanei” di cui faccio parte. 
Nel mentre, come ovvio, non mancherò di lavorare ai miei personaggi.

By Mr. Asto

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