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Recensione – Il solstizio del cuore – Stefano Ricchiuti

Buongiorno fanciulli, oggi parliamo di un libro in collaborazione con la Tempra Edizioni, nuova uscita dedicata alla narrativa insieme a Stefano Ricchiuti.

Scheda Tecnica

Titolo: IL SOLSTIZIO DEL CUORE
Autore: STEFANO RICCHIUTI
Editore: TEMPRA EDIZIONI
Genere letterario: NARRATIVA/ROMANZO STORICO
Lingua: ITALIANO
Pagine: 96 pp.
Anno di pubblicazione: 2019
Formato: BROSSURA
Listino: € 14.00
Disponibile esclusivamente in versione cartacea.

Trama

Descrizione: Sul finire dell’Ottocento il gentiluomo Claudio Spillari compie un viaggio, dapprima in treno e poi in carrozza, da Grosseto verso la città di Roccaviva per curare l’affare di famiglia relativo alla vendita della villa ereditata dai suoi genitori. Prima di giungere a destinazione la successione di immagini, rappresentative del paesaggio, lo inducono ad una profonda meditazione. Una volta lì, in procinto dell’incontro con un potenziale acquirente dell’immobile, il ritrovamento di una lettera ricondurrà Claudio all’amore travolgente vissuto vent’anni prima con Costanza, ciò comprometterà la trattativa.

«Sopravvivono dentro ognuno di noi ricordi, misteri e radici che riaprono talune fessure di luce nelle notti oscure dell’anima».

Biografia

Stefano Ricchiuti autore esordiente e sportivo nasce Torino nel 1977.
Ha conseguito un Master in Programmazione Linguistica.
Tra le sue opere di manualistica ricordiamo “La tecnica del golf moderno” (Carabà Edizioni, 2017), ” I 50 migliori esercizi per un grande golf”(Calzetti&Mariucci Editori, 2017) e “Voglio essere libero!” (Alpes Italia, 2017); mentre di narrativa citiamo la raccolta di racconti “Le varietà dell’ombra” (HerkulesBooks, 2019).
“Il solstizio del cuore” è il suo primo romanzo.

Recensione

Inizio questa recensione con una dichiarazione shock!!! Quando sono stata contattata, prima da Stefano e successivamente dalla Tempra Edizioni, il mio primo pensiero è andato sulla trama e relativa dimensione del libro.
Essere o non essere, questo è il problema!!! Una trama così accattivante, può svilupparsi in poche pagine? Cosa devo (dovete) aspettare?

[Claudio Spillari detestava il suo passato poichè in esso vedeva ormai sopravvivere solo grandi nostalgie o dolori, e aborriva anche il suo stesso presente nel quale, nascosti, sopravvivevano gli antichi retaggi malinconici di ciò che fu. Questa oppressione derivava dalla sterilità del succedersi quotidiano che soffocava qualunque moto dello spirito, qualsiasi emozioni, in quanto – consapevole o meno – egli aveva sperimentato che la sopravvivenza stessa, altro non era, che una fo0rma particolare di malattia che abbisognava o quantomeno degna.]

Il nostro protagonista è Claudio Spillari, un uomo reso apatico da una vita scandita da gesti ripetuti all’infinito. Insoddisfatto della vita, decide di intraprendere un viaggio verso la propria terra, per vendere una villa ereditata dai genitori.
Possiamo subito intuire che questo viaggio non avverrà solo fisicamente ma, soprattutto, mentalmente.
Una lettera deciderà le sorti di un uomo in bilico con se stesso, destabilizzato da mille domande e dubbi.
Tornare a vent’anni prima, in situazioni lasciate sospese, metterà Spillari nelle condizioni di scegliere cosa fare della vita, in un presente che chiede sempre il conto alla fine.

[Spillari si trovò a riflettere sul senso di quelle parole ripetendosi quella frase con tono pacato, fino a sentirsi rapito come da una specie di ipnosi, di mollezza, trascinato da un vortice sonnolento colmo di una qualche verità, prima che tutto il pragmatismo – che ormai da tempo era divenuto parte del suo carattere – decidesse di reagire bruscamente e di riportarlo alla realtà.]

Non so come ma, Stefano è riuscito in pochissime pagine a introdurre, viscerare e concludere il riassunto di una vita di un uomo sofforente e dubbioso, una crescita scandita dalla scrittura decisa e filosofia dell’autore.

[I momenti di piena consapevolezza rimanevano comunque pochi, ed egli perlopiù sopravviveva in un mondo parallelo dove tutto appariva confuso, dove ogni esperienza era come il frutto di una sinestesia misteriosa che alimentava sogni dove i sensi si mescolavano l’un l’altro, trasformandosi in una nuova e mai sperimentata percezione sensoriale.]

Si percepisce uno stile ricercato, dai riferimenti/similitudini alla natura, delicato e raffinato, dal sottotono vintage, obbligatorio per l’ambientazione della storia che, ricordiamo di vivere nell’Ottocento.
Un libro che si divora in poche ore, lasciando un certo amaro in bocca tipico dei messaggi veri, senza mezzi termini.

Ovviamente questo genere di scrittura o si ama o si odia, perché ricercato e “antico”. Personalmente, questa scelta, è doverosa vista la storia, ma, sono curiosa di sperimentare altro dell’autore per capire, al meglio, il suo stile.

Ho compreso che la vita non può vivere di rimpianti perché, nel tempo, possono diventare macigni. Carpe Diem.

Consigliato, ma da valutare con consapevolezza.
Complimenti a Stefano.

Un bacio dalla CAPPELLAIA MATTA,
Palma.

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