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Recensione – Un altro giro di Clessidra – Simone D’Adamio

Autore tra le righe – @simonedadamio

Recensione

Un altro giro di clessidra è il romanzo di esordio di Simone D’Adamio, autore di Vasto, laureato in Medicina presso l’Università degli Studi di “Tor Vergata”.

La prima cosa che mi ha colpito sono stati i gadget che Simone mi ha spedito! Uno splendido portachiavi a forma di clessidra e un bellissimo segnalibro, sembrano piccolezze ma non lo sono, sottolineano la cura che Simone ha per i dettagli.

Entriamo nel vivo del romanzo: D’Adamio sposa generi diversi, realismo, fantasy, fantascienza, distopico… e li intreccia sapientemente, soprattutto contando che si tratta della sua prima opera. Da una parte abbiamo Sergio, ragazzo timido, riservato, isolato, che rischia la bocciatura, dall’altra parte c’è Samuel Cook, un druido che combatte contro la corruzione del suo mondo per riscattare la sua stirpe e l’intera società.

Sergio vive a cavallo dei due mondi, come questa anomalia sia possibile lo si scoprirà solo leggendo con attenzione ogni pagina, iniziando dalla prima (e mi fermo qui altrimenti rischio spoiler). Il mondo “fantasy” creato da Simone è, inizialmente, di difficile interpretazione e abbiamo qualche piccola difficoltà ad entrarvi ma è voluto, Simone infatti usa uno stile enigmatico proprio per darci l’idea di “universo onirico”, la sensazione che l’autore vuole trasmetterci è esattamente questa, vuol farci provare la medesima emozione che avvertiamo mentre sognando o, ancor di più, appena svegli, cerchiamo di ricordare, di afferrare i lembi dei nostri sogni che, a palpebre aperte, iniziano a fuggir via. L’autore è così bravo che, leggendo, si ha quasi l’impressione che dietro al libro ci siano due penne, una per ogni universo narrato, impresa per niente semplice, anzi.

Di solito lo stile di uno scrittore è un po’ come una firma, è complicato cambiare scrittura e creare una firma diversa che sembri vera e naturale: D’Adamio vi riesce. Simone, Sergio, Samuel, le tre S di questo romanzo, infatti per chi conosce l’autore non sarà difficile trovare qualche nota autobiografica, iniziando dal faro di punta Penna in copertina. La parola chiave è “felicità”, come trovarla? Solo usando l’immaginazione? No.

Spesso la fantasia è un utile salvagente ma non deve sostituire la gioia concreta. La felicità non è una meta, è un percorso che va costruito e noi ne siamo gli unici responsabili, Simone lo sottolinea chiaramente. Accanto a Sergio troviamo gli amici della band e una ragazza, una fiamma, che aiuteranno il protagonista non poco.

La scrittura di Simone è scorrevole, all’inizio dobbiamo solo trovare il ritmo giusto per seguire il suo passo, tempo di un paio di capitoli insomma anche se, nel caso di Simone, non sono poche pagine in quanto ogni capitolo è abbastanza lungo ma il perchè è semplice, il cambio paragrafo è anche un cambio di realtà e, dunque, se fossero stati più brevi avrebbero soltanto creato confusione, e si anche in questo Simone ha dimostrato di saperci fare.

Una frase che mi ha colpito particolarmente è “tentano di ritoccare una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti”. Un’esclamazione trovata fra le prime pagine che, però, ha la capacità di sintetizzare l’intero senso del libro.

Bravo Simone, per l’universo creato, un autore che dimostra di avere stoffa fin dai suoi primi passi. Ci sarà un sequel? Simone scriverà altro? Noi ci auguriamo proprio di si. 

Raffaella

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