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Recensione – The Giver – Lois Lowry

Bonjour mes amis! Oggi vi parlerò di un libro che ha rappresentato una vera rottura nella storia della letteratura per ragazzi: the Giver di Lois Lowry. Solitamente quando parlo di un romanzo mi limito a discutere solo della trama, dello stile e delle emozioni che ha suscitato in me ma, nel caso di questo libro non possiamo ignorare l’importanza di Lois nel panorama della letteratura mondiale. Lois oggi ha 82 anni ma ne aveva soli 56 quando scrisse The Giver, volume numero uno di una quadrilogia distopica. Prima che scrittrice Lois è stata fotografa e giornalista freelance, lavori che le hanno permesso di collezionare anni di esperienze sul campo e di affilare la sua tagliente penna. Nel ’93 vinse, per la seconda volta, la prestigiosa Medaglia John Newbery proprio con questa opera. Purtroppo la maggior parte dei suoi lavori non sono editi in Italia (per fortuna questa saga si). Tradotto in 30 lingue, acclamato dalla critica ufficiale, 11 milioni di copie vendute nel mondo, portato sul grande schermo dai premi Oscar Meryl Streep e Jeff Bridges (confesso di non aver ancora guardato il film), fu censurato in molte scuole americane perchè trattava temi come l’eutanasia, la sessualità e l’infanticidio in modo esplicito. Perdonatemi questo cappello ma per la Lowry, autrice secondo me sottovalutata, è anche poco. Entriamo nel vivo della recensione, questa del resto era solo la copertina.

Scheda Tecnica

  • Titolo: The Giver
  • Autore: Lois Lowry
  • Editore: Giunti Editore
  • Collana: Tascabile Giunti
  • Link Amazon

Trama

Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando. Vincitore di numerosi riconoscimenti letterari tra cui la prestigiosa Newberry Medal, acclamato dalla critica ufficiale e tradotto in trenta paesi (con 6 milioni di copie vendute), The Giver – Il Donatore è stato censurato in molte scuole americane perché accusato di trattare temi come la sessualità, l’eutanasia e l’infanticidio in modo esplicito. Titolo originale: ”The Giver” (1993).

Recensione

Ho letto per la prima volta The Giver nel 2014, ben 5 anni fa… poi era rimasto su uno scaffale, quasi dimenticato fino a quando, qualche tempo fa, non mi è venuta voglia di ritornare ai miei amati romanzi distopici, dopo un lungo periodo di rosa, romance e storici….e così…mi è tornato in mente lui (e anche un altro ma non ve lo dico) e…sono andata a ripescarlo.

Per prima cosa posso dirvi che non sono mai stata così tanto contenta di una rilettura, a distanza di tempo, con maggiore consapevolezza, ho notato e scoperto alcuni tratti che anni fa mi erano sfuggiti. La scrittura della Lowry è perfetta, impeccabile. Non c’è una parola, un punto, una virgola fuori posto. È un libro che ho divorato (cosa più unica che rara se pensiamo che alla fin fine conoscevo già le vicende narrate), ho trovato affascinante addirittura l’illuminante, toccante e poetica prefazione di Tommaso Pincio (che però vi consiglio di leggere dopo aver terminato il volume, per evitare anticipazioni e godervi al massimo l’effetto sorpresa).

La narrazione è precisa, asciutta, rispecchia il mondo i cui il libro è ambientato: una comunità dove non esiste il dolore, la diversità, dove non esistono guerre e malattie, dove i bisogni di tutti vengono soddisfatti ma… quanto è alto il prezzo di questo paradiso? Tra le righe di Lois si legge un omaggio a 1984 di Orwell (SPOILER: la negazione della memoria o gli altoparlanti che ricordano i televisori del Grande Fratello) e a fahrenheit 451 di Bradbury (SPOILER: nessun membro della comunità ha il permesso di possedere libri, a parte quello delle regole e il dizionario) ma, a differenza dei suoi colleghi, il suo mondo è totalmente pacifico e per questo molto più insidioso. Veniamo immediatamente catapultati e risucchiati da questa realtà “altra” senza introduzioni, senza mezzi termini e senza descrizioni esagerate o noiose. Ci si addentra nel mondo di Jonas come semplicemente, addormentandosi, si passa dalla realtà al sogno.

Agghiacciante, in senso positivo, è il modo in cui Lois, totalmente rapita dalla distopia del suo capolavoro, racconta realtà per quel mondo totalmente naturali ma per noi inaccettabili (il modo in cui si vive, o dovrei dire NON si vive, la sessualità, la gestione della morte, la famiglia, la vita personale di ogni individuo dalla nascita alla vecchiaia, passando per il lavoro, il matrimonio e i figli…).

L’autrice resta di ghiaccio di fronte a questa comunità ordinata e perfetta, mostrandoci come positivo il senso di omologazione e conformismo non perchè lo sia davvero, non perchè lei pensa che lo sia, ma perchè l’autore in realtà non esiste. Noi non avvertiamo mai il pensiero dell’autore, è un po’ come leggere un referto medico dove anche la malattia peggiore ci viene esposta e descritta nei minimi dettagli senza filtri. Una comunità che ha molto in comune con il comunismo platonico, con la città giusta ideata dal filosofo dove gli uomini venivano divisi in tre classi e ad ognuno assegnato il lavoro più conforme alle sue capacità (non alle sue ambizioni), dove i bambini venivano sottratti alle famiglie d’origine in tenera età e cresciuti in comune senza mai sapere chi fossero i veri genitori, i veri fratelli e sorelle ma considerando tutti come tali… la Lois, partendo da ciò, crea la sua Comunità, un luogo di trasparenza dove nessuna regola può essere violata e dove vige la totale sincerità. 

Questo essere così diretti, questo parlare di uno stile di vita assurdo presentandolo come ovvio, come l’unico stile di vita possibile, rende The Giver uno dei capisaldi della letteratura distopica, un libro unico nel suo genere.

“Com’era possibile sentirsi fuori posto nella loro comunità, ordinata com’era, dove ogni scelta era operata con tanta cura?”. Parole semplici, dolci e spaventose. Ma cosa accade se, all’interno di questa asettica sfera di cristallo, inseriamo del colore? Il caos. A dodici anni ad ogni bambino viene assegnato il lavoro che svolgerà da adulto, scelto dagli anziani a seconda delle peculiarità del ragazzo e quando arriva l’attesissima cerimonia dei dodici a Jonas verrà affidato un incarico che stravolgerà la sua visione del mondo… cosa accadrà? Cosa scoprirà Jonas? Come reagirà?

Scritto ben 26 anni fa, è molto più attuale di tanti libri pubblicati oggi. Provocatorio, avvincente, ogni personaggio è descritto in maniera tale che vi sembrerà di averlo conosciuto al di fuori delle pagine avorio. Lois ci rapisce nel suo mondo dimostrandoci che la perfezione non è affatto parente della felicità o della giustizia. The Giver è una vera doccia fredda che vi costringerà a pensare, a riflettere e, dopo averlo letto, anche voi, come Jonas, sarete capaci di “vedere oltre”. 

Raffaella

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