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Autori tra le righe – @laprimastellaadestra

Scheda Tecnica

  • Nome autore: Luce
  • Titolo opera: La prima stella a destra
  • Genere: Narrativa
  • Data di pubblicazione: 8 Luglio 2019

Trama

Quante volte, da bambini, avete provato a volare sull’altalena? Quante altre avete chiesto aiuto per volare un po’ più in alto, per raggiungere le stelle dei vostri sogni? Proprio loro che da grandi sono completamente differenti. Perché quando perdi un pezzo di vita, non sai più distinguere il sogno dalla realtà, le proprie speranze dalla sola verità. Per Michelle, la vita era una piccola sfera di cristallo che col tempo è venuta mancare, cadendo e perdendo i suoi cocci qua e là. Quei cocci fatti di persone e di fiducia. E si sa: la fiducia, un po’  come le persone, una volta andata non torna più. Poi è arrivato lui, Fabrizio, l’amore che l’ha salvata. Ed è stato quando ha sorriso senza accorgersene che ha compreso che era finita: era uscita dal tunnel dell’oscurità, lungo una vita.

Social

Instagram: https://www.instagram.com/laprimastellaadestra/

Domande

  • Che cosa vuoi dirci di te come persona, oltre che come autore/autrice?

Potrei dirvi che Luce persona e Luce autrice hanno tanto in comune. Amano sognare e spesso lo fanno in grande. Non si accontentano mai e si reputano sempre insoddisfatte anche quando le “piccole soddisfazioni” arrivano a bussare alla porta. Pretendono sempre di più da se stesse e credono tanto nella forza delle parole. Le reputano potenti, le parole. Perché se dette con cattiveria possono annientare anche più di uno schiaffo ricevuto; ma se dette con amore hanno un peso importante.

  • Che cosa ti ha spinto a scrivere questa storia?

La prima stella a destra è una storia realmente accaduta. È nata da una pagina di un diario, scritta solo per rimanere nel cassetto delle cose da dimenticare. Però andava scritta, per liberarmi di tutto quello che avevo custodito dentro per anni. Dopo aver terminato la stesura, ho guardato il titolo e l’ho letto a voce alta: la prima stella a destra. E se nelle stelle risiedono i sogni, mi sono detta, allora perché non tentare?

  • Qual è il messaggio del tuo libro?

Ha due messaggi in realtà, racchiusi in due semplici ma importanti parole: coraggio e speranza. Negli anni, ho imparato che vanno a braccetto.

Quando cadi tante volte nella vita, in un modo in cui mai avresti immaginato, qualcosa dentro te cambia irrimediabilmente. Quando vieni tradita da più persone e su diversi fronti, tutto attorno a te è buio e privo di senso. Chiunque ha incontrato il tradimento sulla propria strada e sfiderei volentieri chi riesce a dirmi “No,  a me non è successo.” Un amico ha cambiato per forza la sua direzione, un fidanzato volentieri ha cambiato la sua ragazza ( lo fanno anche i mariti oggi, purtroppo! No che noi donne siamo delle sante, sia chiaro!)…ma una famiglia…beh, lei non dovrebbe mai tradire. Perdere una famiglia significa perdere la casa e le sue fondamenta. Significa rimanere soli e privi di protezione. Ed è allora che impari a tue spese che ci vuole coraggio nella vita, specie per  affrontare il mondo dei grandi, specie quando in fondo al tuo braccio trovi sempre e solo la tua mano. Ed è così che vivi di speranze: ti alzi da solo, ogni mattina, e ti auguri di essere in grado di saper affrontare il problema perché,  in taluni casi,  hai bisogno di coraggio per risolverlo. E deve sempre e solo provenire da te. Perché se non c’è la tua famiglia ad aiutarti, non puoi sperare che qualcun’altra figura possa farlo al posto suo.

  • Che cosa vorresti trasmettere al lettore?

Il dolore vissuto da Michelle. Ai grandi vorrei far comprendere che possono sbagliare anche più di un adolescente e che, molto spesso, i loro errori vengono scontati sulla pelle dei propri figli. E non è giusto, non lo è per niente. Ai ragazzi invece, spero che il mio messaggio arrivi a chiare lettere. Non siate mai aridi nei sentimenti. Imparate a porgere una mano e non a trarla indietro. Pesate le parole quando le dite perché difronte a voi potrebbe esserci un’anima che ha sofferto davvero tanto nella vita. Impariamo a essere migliori degli adulti, regalando sorrisi e distribuendo gentilezza. Fa bene al cuore, credetemi.

Al lettore generico spero che sia stato trasmesso l’amore: quello che è venuto a mancare a causa degli errori e quello pieno di speranza. In fondo è da lì che si muove la vita: dal bagaglio dell’amore. Diverso di gran lunga da quello nutrito verso il proprio partner. L’amore ha varie sfumature e si interfaccia con più persone.

  • Come mai hai scelto questo genere?

Questo genere è una scommessa con me stessa. Un romanzo familiare potrebbe risultare noioso e pesante. Ne sono consapevole, ma sono anche certa che la vita nasca proprio da lì: dalla famiglia. Allora perché non parlarne ? Perché raccontare sempre la solita storia d’amore a lieto fine? La vita non è questa e noi ragazzi non vogliamo prendere coscienza di quello che ci succede, dentro e fuori casa. Anche io amo sognare, anche io faccio viaggi lunghi con la mia fervida immaginazione, ma prima o poi torno e puntualmente mi rimbocco le maniche perché nessuno ti regala niente, oltre che il dolore.

  • Che cosa ritieni abbia di particolare il tuo romanzo?

L’amore, quello incondizionato per la famiglia. Ed è a causa di questo grande amore se Michelle non riesce ad accettare la verità. Perdere qualcuno è tragico ma perdere un’intera famiglia uccide. Uccide la fiducia verso il prossimo (se è la tua famiglia a tradirti, di chi puoi fidarti nella vita?), uccide le speranze di poter sorridere e gioire ancora, uccide la bambina che era in te. Perché si è costretti a crescere in fretta, prima del tempo che ti sarebbe stato dato.

  • C’è un personaggio particolare in cui ti identifichi di più? Se sì, perché?

Mi identifico tanto con Michelle, la protagonista. Combatte sino all’inverosimile per non perdere le persone a lei care. Si annienta, si distrugge, si fa male da sola a patto che la vita non le tolga la sua numerosa e chiassosa famiglia. Ma ha perso. Ha perso i sogni e la possibilità di sorridere ancora.  Ma combatte ancora di più per non perdere quel poco che la vita le ha lasciato. Michelle è una combattiva e se c’è una cosa che amo di lei è la sua forza smisurata: non si arrende mai, nemmeno quando i problemi della sua casa sono più grandi rispetto alla sua età. È stata forte perché ha mascherato il suo dolore con una tale facilità e se questo libro non fosse mai stato pubblicato, molti, comprese le sue amiche e la sua famiglia, avrebbero ignorato la tragedia che ha bussato alla sua porta, quando aveva solo quindici anni.

  • Quando scrivi un romanzo sai già come andrà a finire la storia oppure parti da un’idea generale e poi ti lasci trasportare dal racconto stesso?

Quando scrivo una storia non so mai come andrà a finire. Parto da un’idea generale e mi lascio condurre dal racconto stesso.

  • Cosa rappresenta per te la scrittura? E a che età hai iniziato a scrivere?

La scrittura per me è tutto. Come vi dicevo prima, bisogna dare peso alle parole. E quale mezzo di misura migliore della scrittura? È in grado di emozionare, far arrabbiare il lettore, può provocare stupore. Un po’ come la vita del resto. Ho iniziato a scrivere da piccolina, stendendo infinite lettere che finivo per leggere sempre e solo io.

  • Stai già lavorando ad un nuovo romanzo?

Si, sto lavorando a un nuovo romanzo. Spero possa piacere anche più del primo. Purtroppo non tratto argomenti “leggeri” nemmeno nel nuovo libro, ma ho dato il mio meglio per far sognare il lettore con la nuova protagonista.

  • Devi consigliare il tuo libro a un nuovo lettore. Cosa gli diresti?

Ho letto diversi commenti in giro. Molti bellissimi, altri meno. Ma lo capisco: un libro, come qualsiasi cosa nella vita, può piacere come non può piacere. Mi sono sentita dire che un’autobiografia è lesiva, non va bene. Lesiva per chi? Credo solo per chi ha vissuto un dolore. Posso citare due autobiografie bellissime: Rapita dalla giustizia di Angela L., un libro dal quale è nato il film girato con Sabrina Ferilli e che tratta la dolorosa storia di una famiglia italiana che ha dovuto subire tante ingiustizie. A loro reputo che le sia stata strappata la vita e la possibilità di essere felici e sereni. Di recente, invece, è stato pubblicato “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!” di Giulia De Lellis. Loro, come me, hanno raccontato il proprio dolore, la loro verità e se c’è stata una lesione, vi garantisco che è stata subita solo dalla pelle di chi, poi, ha avuto il coraggio di denunciare. Perché non è facile “sbandierare” i panni sporchi, specie per chi li ha lavati sempre in casa propria. Questo per dirvi che un’autobiografia viene scritta sempre e solo per far riflettere. Per condurre il lettore a comprendere che dietro un sorriso stentato ci sono gli occhi di chi, durante la notte, per non essere visto da nessuno,  ha pianto tanto sino a consumare le sue lacrime. Quindi , leggete le autobiografie. Non vi faranno sognare, le odierete probabilmente, ma rifletterete. Tanto. Ve lo assicuro. Perché la vita non è rosa e fiori e i principi, i re e le regine non esistono più nemmeno nelle favole.

Domanda plus

  • Ti lascio libero/a di aggiungere tutto quello che vuoi sui tuoi romanzi e il lavoro che c’è stato dietro, o il tuo amore per la lettura e la scrittura.

Non sono esperta e di strada ne ho ancora da fare, ma vi posso garantire che ogni pagina scritta di questo romanzo familiare, “il mio più grande fallimento” per citare una frase del libro, è stata imbrattata di lacrime, dolorose e pungenti. Amo scrivere da sempre e scrivere questa storia è servita per liberarmi di tutti gli aspetti negativi che avevo dentro. Sono riuscita ad abbattere il muro che da sola avevo creato per non essere più ferita della gente e finalmente riesco a vedere la luce entrare nelle fessure del mio cuore. Ecco perché il nome “Luce”.

 Non ho più paura di essere ferita, di essere tradita, di cadere ancora. Perché sono stata ferita e tradita proprio dalle persone che mai avrebbero dovuto farlo. E se cadrò ancora e ancora non troverò la mano di nessuno per rialzarmi, questa volta sarò ben felice di afferrare quella stessa mano che mi ha tirata su quella volta.  La mia.

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