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Recensione – La città delle ragazze – Elizabeth Gilbert

Buongiorno fanciulli, oggi parliamo di un libro in collaborazione con la RIzzoli che, personalmente ha scaturito grandi aspettative, purtroppo, non soddisfatte.

Scheda Tecnica

Trama

Feste strepitose, attori seducenti, dive egocentriche e poi musica, risate, luci che si accendono. Vivian Morris ha novantacinque anni, ma se chiude gli occhi torna a essere la diciannovenne che dopo un fallimentare tentativo al college si è ritrovata a sbirciare dietro le quinte del vivace e sgangherato teatro gestito da sua zia Peg. L’anno è il 1940, la città new york, gli ambienti sono quelli del lily playhouse, un odeon pazzo dove le ragazze in cerca di fortuna si offrono al mondo, all’arte, agli uomini. Vivian inciampa in questo fiume in piena e ne è trascinata via, complice il fascino di celia, soubrette dal corpo meraviglioso e con la voce cupa da gatta randagia. Mentre la ragazza scopre di avere un talento come costumista, zia Peg la accoglie nel suo regno esploso, al centro della città più sognata e ai margini della sua ricchezza. Dove bisogna scrollarsi di dosso la provincia impressa nel passo e negli occhi. La città delle ragazze è la storia di un’educazione sentimentale gioiosa, la rappresentazione di un universo che non teme di mostrarsi famelico, rumoroso, fragile e mosso da un’inquietudine costante.

Biografia

Elizabeth Gilbert, giornalista e scrittrice, vive nel New Jersey. È l’autrice di Mangia prega ama (2007), da cui è stato tratto l’omonimo film con Julia Roberts. Rizzoli ha pubblicato anche Giuro che non mi sposo (2011), Il cuore di tutte le cose (2014) e Big Magic (2015). Il suo sito è http://www.elizabethgilbert.com.

Recensione

[La suspense mi attanaglia. Dovevo conoscere il finale della storia, per quanto del tutto priva di trama, un’accozzaglia di personaggi anonimi, accenni velati a fatti sconvolgenti e un senso generale di catastrofe incombente. Il cuore mi batteva all’impazzata, e sarebbe accaduto anche a te, Angela, fossi stata una diciannovenne frivola che non aveva mai avuto un pensiero serio in vita sua.]

La storia inizia con una lettera da parte di Angela verso Vivian (la nostra protagonista principale) chiedendo di raccontare la storia del padre, morto recentemente.
Da questo momento, Vivian racconterà la sua storia, e incontro/scontro, con il padre di Angela. Inizio promettente, tutte le carte in regola per un bel romanzo.

Vivian Morris, nata da famiglia benestante, ragazza viziata, alla continua ricerca di un idolo da seguire, moda o persona che sia.
Verrà spedita a New York dalla zia Peg, dopo la disperazione dei genitori per l’ennessimo capriccio della figlia.

La cara zia Peg è la proprietaria di un teatro che si sorregge a malapena, con tutta la sua combriccola di attori, soubrette e affittuati del “Lily Playhouse”, location di maggior parte della storia.

[Oggi mi rendo conto che a vent’anni la mia mania era essere sempre infatuata, non aveva tanta importanza di chi. L’unico requisito era che avesse più carisma di me (e New York pullulava di gente più carismatica della sottoscritta). Ero un essere umano così indefinito, così incerto di sè, da ricercare sempre un altro cui aggrapparmi, nel costante tentativo di ancorarmi al suo fascino. Ma a quanto pare riuscivo a infatuarmi di un’unica persona alla volta.]

La storia viene ambientata nella New York del 1940, in prossimità di una guerra che avrebbe sconvolto anima, cuore e una città invasa dagli effetti collaterali di quest’ultima.

Ascolteremo i capricci e la “libertà” della stessa Vivian, punto che, dopo l’ennesimo incontro della stessa, finisci per stancarti. Le scene sembrano ripetute, costantemente, nella stessa maniera con lo stesso finale, la totale incapacità di Vivian di reagire e comprendere i propri errori.

Percepiamo la totale noncuranza di Vivian in merito ad azioni e/o parole; una storia trascinata da descrizioni lunghe e, in alcuni casi, noiose che porta il lettore a non concludere la lettura con scorrevolezza.

Il linguaggio utilizzato nei dialoghi, ovviamente, è articolato come uso e costume dell’epoca, ma, con un accento ironico strano, tendente all’apatico. Non provi nulla.

In conclusione, il libro non è riuscito a intrattenermi, anzi, in alcuni momenti, mi sono annoiata perché ho trovato una storia che trascina i contenuti per troppo tempo senza mai tendere veramente partecipe il lettore. Non riesco a trovare un lato positivo, tale da condividere e consigliare questo libro.

Mi dispiace molto perché avevo grandi aspettative.

Alla prossima.

Palma


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