Romance, Senza categoria

Recensione – Un tè con Agatha – Seconda Carta

Oggi parliamo di un libro dedicato totalmente alla nostra cara Agatha Christie, scrittrice conosciuta per la classe ed eleganza, ingegno contorto nel descrivere gialli complessi e geniali gialli da innumerevoli copie.

Scheda Tecnica

Trama

La giovane insegnante Lucy Stewart è un’assidua lettrice nonché fan di Agatha Christie. È suo desiderio conoscerla e fa di tutto per incontrarla. E così, visto che sognare non costa nulla e che talvolta ciò che si vuole si realizza, si addentra nella campagna inglese alla ricerca della dimora dell’autrice. Quando, finalmente, trova la casa, Agatha le offre il tè, bevanda tanto cara agli inglesi. Ed è proprio di fronte a una confortante tazza calda che entrambe si confidano e conversano amichevolmente. Il tè è mediatore e ponte in tutto il romanzo. Crea un’atmosfera invitante, magica. Come pure l’amicizia. I ricordi di Agatha sono affascinanti, toccanti, divertenti: la vita in Inghilterra e in Iraq, i viaggi tra l’Occidente e l’Oriente sull’Orient Express fino ad Istanbul, gli incontri, le amicizie sincere, i soggiorni all’Hotel Pera Galata Palas con vista sul Corno d’Oro, stimolano la curiosità e toccano l’animo di Lucy che, anni dopo la scomparsa dell’amata scrittrice, visita Istanbul e la stanza 411 dell’Hotel dove era di casa e dove il tempo pare essersi fermato.

Recensione

Questo libro, secondo il mio modesto parere è un elogio alla sua memoria e persona.
La nostra protagonista è Lucy Stewart una lettrice incallita della Regina dei Gialli, tanto da portarla alla ricerca della sua eccelsa Agatha Christie entrando nelle sue mura domestiche e leggendo un’amicizia fatta da racconti dell’autrice tra un dolce e una tazza di tè.
Agatha ha deciso di allontanarsi dalla vita pubblica, perché annoiata dei meccanismi della società dovute dalla sua fama.

[«Che bei ricordi custodite. Una vita ricca di esperienze, beata voi!»
«Sì, proprio così! Intensa e unica. Oggi resta il rammarico di non poter più viaggiare. Mi mancano da morire la gente e quei luoghi che ho molto amato. Li tengo racchiusi qui dentro. Vivranno per sempre nel mio cuore.»]

Conosciamo così alcuni aneddoti della scrittuce, un mix di verità e parti romanzate, creando una storia dove la protagonista indiscussa è la stessa Agatha, una storia cucita su di lei.
Nel complesso abbiamo un incrocio tra biografia e romanzo.
Apprezzo l’ammirazione e la costanza da parte di Seconda Carta, nel raccontare questa storia sotto forma di confidenze tra amiche, oppure l’uso dei dettagli minuziosi dei luoghi e cibi, ma finisce lì.
Nel mio immaginario, quando ho letto titolo e trama, mi aspettavo un qualcosina in più, un cambio di rotta leggermente percepita tra Agatha e la Regina (evito spoiler) un qualcosa che poteva farmi sognare avventure romanzate.

Mi sentivo sempre distante e lontana dai fatti, soprattutto, alla fine del libro dove mi aspettavo di emozionarmi di più. Non so cosa manca, nello specifico nella storia ma percepivo solo una “didascalia” di momenti.
Forse, ha influito, la mancanza di partecipazione, nella maggior parte del libro, da parte di Lucy, una spettatrice silenziosa dai fatti con dialoghi scarni durante la narrazione. Ho apprezzato, invece, la descrizione, approfondita, del marito Max Mallowan, quell’amore venerato nei confronti della moglie.
Nel complesso è stato un libro piacevole ma non è scattata la scintilla, mi dispiace molto. Ovviamente la recensione corrisponde al mio parere personale.

Un bacio dalla vostra Palma

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